Quando il Dolore lascia il segno

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Quando il dolore lascia il segno

Le esperienze che restano silenziosamente con noi

 

Mi resi conto che quei pensieri non mi avevano ferito. Chiudendo la porta della stanza mi chiesi se quello fosse il modo in cui sboccia il perdono, non con le fanfare di una epifania, ma con il dolore che, nel cuore della notte, fa i bagagli e si allontana senza nemmeno avvisare

Khaled Hosseini

Ci sono sofferenze che restano dentro di noi, insensibili al tempo e alla nostra ragionevolezza. Non il dolore per le grandi perdite o per le grandi tragedie collettive, ma quella sofferenza legata a fatti che razionalmente abbiamo deciso di lasciarci alle spalle.

Invece sono ancora lì, si nascondono alla nostra attenzione quotidiana. All'improvviso, un gesto, una notizia, una sensazione ed eccoci là ancora una volta: stessa sofferenza, frustrazione, paura, impotenza. 

Noi abbiamo continuato a vivere, abbiamo fatto nuove esperienze e ci siamo ritagliati una buona stabilità. Ma quelle ferite ancora sanguinano. Non riescono a diventare "la nostra storia", rimangono presenti dentro di noi come se il tempo si fosse fermato. Il nostro corpo, le nostre emozioni, le nostre paure rimangono quelle di allora.

La mente sembra pronta a lasciare andare le persone che ci hanno ferito e i fatti accaduti, ma parti fondamentali di noi non rispondono alla richiesta. - Il tempo aiuta a dimenticare - ci dicono. Eppure con noi non funziona. Non con quella determinata esperienza.

 

Dove si è inserita allora quella esperienza nelle nostre Mappe, quali angoli bui della nostra anima e quali memorie ha toccato? 

 

Alcune esperienze riattivano memorie corporee traumatiche che neppure sappiamo di avere, altre ci riportano in situazioni che in tempi lontani non potevamo gestire. In entrambi i casi l'esperienza in questione ha annichilito tutte le nostre competenze e non possiamo permetterci di rielaborare. 

Non importa quanto ci siamo evoluti o strutturati. Non siamo in grado di separare in modo cosciente l'esperienza reale da ciò che già portiamo con noi. Ogni volta che ci troviamo a vivere un dolore che riattiva antiche sensazioni, rischiamo di perdere "la bussola". Quanto ci sta accadendo ci sovrasta, è ingestibile per noi e la sofferenza che proviamo è senza confine. 

Così scappiamo da ogni rielaborazione e continuiamo a vivere. E il dolore  dentro di noi trova il modo di accomodarsi in qualche angolo, rinuncia ad essere medicato, anestetizza le parti circostanti per permetterci di andare avanti. Ma si riattiva appena viene toccato.

Rielaborare le memorie traumatiche è certo un lavoro complesso che necessita di aiuto.  

mano margherita

 

Possiamo nel frattempo accogliere la sofferenza, con rispetto e gentilezza, lasciargli il posto che merita e ricordare a noi stessi che ora siamo in un luogo sicuro.

Manteniamoci nel presente e tendiamo una mano a quelle parti di noi che ancora portano sofferenza. Proprio lì possiamo ritrovare la nostra fragile umanità e tante nostre risorse. Ascoltiamo fuori dal giudizio quelle parti che hanno tanto da raccontarci. Non cerchiamo vittime o carnefici, semplicemente ascoltiamo e accogliamo.

 

L'essere umano è come una locanda. Ogni mattina un nuovo arrivo. Momenti di gioia, di depressione, di meschinità, a volte un lampo di consapevolezza giunge come un visitatore inatteso.

Dài loro il benvenuto e intrattienili tutti! Anche se c'è una moltitudine di dolori, che violentemente svuota la tua casa portando via tutti i mobili, tratta ugualmente ogni ospite con rispetto. RUMI