La via della Semplicità

 

sera lanterna solitudine riflessione 

 

Una storia per l'estate

Breve riflessione

Nel tempo lento di Agosto una breve riflessione da condividere. In quale strano tempo viviamo? Le strade che si presentano davanti a noi appaiono confuse e poco luminose e le persone sembrano schiacciate dalla "fatica di vivere".

Aumenta incredibilmente il numero di persone che definisce ciò che sta vivendo come la propria "Notte dell'anima".  Situazioni ed esperienze differenti, vissute come malessere animico globale da cui è difficile uscire.

All'inizio ero stupita della facilità con cui le persone utilizzavano questo termine. Tentai di liquidarlo con un "non sanno di cosa stanno parlando" o "è il frutto della banalizzazione collettiva" ma la frequenza mi ha costretto ad ascoltare con più attenzione.

La notte oscura dell'anima, descritta per la prima volta da San Giovanni della Croce e  ispirata alla Crocefissione del Cristo, è un tempo oscuro dove ogni direzione è persa, nulla ci conforta e tocchiamo una totale solitudine, sentendoci abbandonati persino da noi stessi e da Dio. L'anima che perde il suo significato e la sua direzione e incontra il buio assoluto. Per i mistici, passaggio obbligato per raggiungere Dio o l'illuminazione o la Verità. Un passaggio, estremo e sofferente, per trovare sè stessi.

Come è possibile che tante persone si sentano in questa situazione? Cosa stanno dicendo in realtà?

L'idea che si fa strada con forza è che ci troviamo tutti immersi in una "notte dell'anima": quella collettiva. Stiamo  sperimentando questo archetipo come umanità e siamo chiamati a trovare una via di uscita di livello superiore, se non vogliamo soccombere.

 

La Via è, ora più che mai, la semplicità? 

 

Imparare ad attingere alla Saggezza, sempre disponibile dentro di noi attraverso l'ascolto profondo, può portarci fuori da questo buio collettivo?  

Io penso proprio di sì, anche se il viaggio sembra davvero difficile.

 

Trascrivo una storia, tratta dai testi di Hellinger , come riflessione per l'estate. Semplice ed essenziale.

 

Un uomo viene al mondo all'interno della sua famiglia,della sua patria e della sua cultura e fin da bambino sente chi a suo tempo, ne è stato il modello, l'insegnamento e il maestro, e sente la profonda nostalgia di diventare e essere come lui.
Entra nel giro di altri compagni che sentono allo stesso modo, si esercita sottoponendosi a un addestramento che dura molti anni e segue il grande modello, finchè è divenuto suo pari e pensa, parla,sente e vuole come lui.
Eppure una cosa gli sembra che ancora gli manchi.
Così intraprende un lungo viaggio, per superare forse, nella più lontana solitudine, ancora un ultimo confine. Passa accanto a vecchi giardini, che da tanto tempo sono abbandonati. Vi fioriscono solo rose selvatiche e gli alti alberi producono solo frutti che nessuno raccoglie.
Poi inizia il deserto. Presto è avvolto da un vuoto sconosciuto. Gli sembra che tutte le direzioni siano uguali e anche le immagini che ogni tanto vede di sè, gli sembrano presto vuote. Prosegue il cammino e quando ormai da tempo non si fida più dei suoi sensi, vede davanti a sè una fonte. Sgorga dalla terra e si disperde rapidamente ma là dove giunge l'acqua, il deserto si trasforma in Paradiso.
Quando poi si guarda intorno vede arrivare due stranieri. Hanno fatto esattamente come lui. Hanno inseguito il loro modello fino a che sono diventati suoi pari. Hanno intrapreso come lui un lungo viaggio, per superare, forse, nella solitudine del deserto. ancora un ultimo confine. Ed hanno trovato come lui la sorgente.
Insieme si chinano, bevono dalla stessa acqua e credono di aver quasi raggiunto la meta.
Poi dichiarano il proprio nome "io mi chiamo Gautama, il Budda" "io mi chiamo Gesù, il Cristo" "Io mi chiamo Maometto, il Profeta".
uomo che guarda le atelle
Cala la notte e sopra di loro splendono, come da sempre, inavvicinabilmente lontane e silenziose, le stelle. Tutti ammutoliscono, uno dei tre si sente vicino al grande modello come non mai. Gli pare di poter intuire, per un momento, come stava quando sapeva: l'impotenza, l'inutilità, l'umiiltà. E come si sarebbe sentito se avesse conosciuto la colpa.
La mattina dopo torna indietro e lascia il deserto. Ancora una volta la sua via lo porta vicino ai giardino abbandonati, finchè giunge finalmente a un giardino che appartiene proprio a lui.
Al suo ingresso sta ritto un vecchio, che sembra averlo aspettato. Dice: "Chi come te è tornato da così lontano, ama l'umida terra. Sa che ogni cosa, quando cresce , anche muore e quando finisce, nutre" "Si" risponde l'altro "mi accordo con la legge della terra". E inizia a coltivarla.
da "Ordini dell'amore "-B. Hellinger